Irlanda. A settembre è quasi meglio. Itinerario e idee di stagione


Scoprire l’Irlanda a settembre, per apprezzare al meglio il suo lato selvaggio, di isola nord-atlantica. A molti italiani potrebbe sembrare una follia – anche se non a tutti, perché non è così difficile incontrarne, e non solo sulle Scogliere di Moher -, ma in realtà è una scelta con molti lati positivi (ecco le 10 ragioni per cui tra fine estate e inizio autunno è quasi meglio). Considerando anche aspetti economico pratici, se ne possono elencare una decina. Ma qui soffermiamoci sul viaggio in sé, e sul dove e come assaporare il lato wild della terra gaelica. Con i suoi cira 84 mila chilometri quadrati, l’estensione dell’ìsola è grosso modo paragonabile a una delle tre parti in cui viene comunemente suddivisa l’Italia – un po’ meno estesa del Nord, un po’ più vasta sia del Centro, che del Sud (isole escluse). Insomma, una terra impegnativa da esplorare on-the-road, anche per la sinuosità delle sue strade, in particolare quelle che permettono di esplorare tutti gli anfratti della costa, soprattutto di quella sud-occidentale, oltretutto da guidare “alla rovescia”, peggio ancora se – come per chi scrive – con l’auto propria, e quindi volante a sinistra e guida sul lato sinistro della strada.  Un viaggio itinerante non può essere nemmeno pensato su una base inferiore alle due settimane, meglio ancora se diventano tre. Ragionamento ancora più valido, ovviamente, se si pensa a un pacchetto Dublino + itinerario con qualche notte nella capitale a inizio o a fine tour.




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Irlanda. UE o UK: da che parte sono le mete-icona

Ecco un itinerario – una guida per highlight – molto adatta alle settimane a cavallo tra settembre e i primi d’ottobre. Ideale per chi vuole scoprire la natura, le luci e i contrasti di una terra che è una tavolozza dove il verde dei pascoli e il blu del mare ora si stagliano nitidi l’uno sull’altro, ora si fondono in innumerevoli tonalità di grigio, sotto la cupola di quel cielo d’Irlanda che non è soltanto una canzone, ma è uno stato di moto perenne, qua e interrotti da ruderi di chiese o di castello che sono uno dei marchi registrati del posto. Un itinerario che è naturalmente marino-oceanico, con alcuni passaggi imperdibili (e ovviamente qualche rinuncia): il sud-ovest e l’ovest oceanico, poi l’estremo Nord-Nord-est, che è parte dell’Irlanda del Nord, denso di attrattive classiche, come il Cammino del Gigante, e di recente scoperta, grazie alla saga Game of Thrones. In mezzo, un paio di passaggi nell’entroterra, per scoprire le highland e un paio di siti religiosi tra i più antichi dell’isola.

A chi interessasse arrivare direttamente in auto dall’Italia, esistono varie opzioni. La più semplice potrebbe sembrare attraverso l’Inghilterra meridionale, via Calais-Dover o simili, per poi imbarcarsi verso l’Irlanda dal Galles. Forse è leggermente più rapida, ma costringe a guidare di più – e ad attraversare la periferia di Londra. Alternative interessanti, per chi interessato al Sud e all’Ovest, il passaggio Francia-Normandia, con ferry da Cherbourg a Rosslare. Per chi vuole approdare a Dublino o nell’area di Belfast, c’è l’opzione Amsterdam-Newcastle, con successive tratte brevi Inghilterra del Nord-Dublino o Scozia-Irlanda del Nord. In questi casi, il tempo perso è in gran parte teorico: in realtà, si viaggia di notte, si sbarca al mattino e si è pronti per l’avventura (o per il ritorno a casa dal porto “continentale”). Per chi sceglie il fly and drive, oltre a Belfast, si può volare su Cork per avvicinarsi al Sud-Ovest, o a Belfast per esplorare l”https://scambiovacanza.it/wp-content/uploads/2019/09/www.repubblica.it”area GOT”. Attenzione. ad oggi, Brexit e/o Backstop esclusi, ritirare un’auto a nolo a Cork per lasciarla a Belfast è possibile e (relativamente) a buon mercato (guarda la mappa delle 20 destinazioni top rispetto al confine Repubblica d’Irlanda-UK). Dal 1° novembre chissà.

Irlanda. Tra ruderi, mare e verde, il fascino dell’isola gaelica

Gli Highlights. Rock of Cashel

Per chi cominiciasse da Rosslare, porto di approdo dei ferry in arrivo dalla Normandia, o partisse da Cork, la Rock of Cashel è la prima tappa (non marina) d’obbligo. Circondata dalle prime avvisaglie di quelli che saranno i temi dell’itinerario – tenute con l’immancabile castello diroccato e cavalli che gli pascolano attorno, la deliziosa e coloratissima città di Kilkenny, ovviamente le pecore, la Rocca domina il paesaggio e si vede da distante. Erede del passaggio del mitico San Patrizio, che poco lontano, secondo la leggenda, avrebbe convertito i re gaelici del regno di Munster, è un complesso medievale che risale al XII, XIII secolo, tra i più visitati nel Paese. Uno dei più classici esempi dello stile iberno-romanico (da Hiberna, Irlanda in latino), Cashel fu la capitale del regno gaelico del sud-ovest fino all’avvento dei Normanni. Circondate dalle immancabili croci, sovrastate dalla classica torre a sezione circolare, la Cattedrale e la Cappella di Re Cormac si apprezzano in modo particolare all’alba o ancor più al tramonto, quando il sorvolo dei corvi evoca quelle atmosfere gotico-hard che molto hanno a che fare con il fascino dell’isola nella cultura pop.

Mizen Head e l’estremo sud

Andare verso mare, e verso Sud-Ovest, richiede pazienza e attitudine alla lentezza. Da Sud verso nord, 5 spettacolari penisole, Mizen, Sheep’s Head, Beara, Inveraugh e Dingle, che sarebbero da percorrere per intero, fino alle punte, su strade che via via si fanno più strette e tortuose. Non bastassero le bellezze che si ammirano sul lungomare percorrendo la strada panoramica – la celebre Wild Atlantic Road che costeggia l’Oceano per tutto l’Ovest dell’Isola -, ci sarebbero isolette da scoprire, passaggi montani nell’entroterra, e ultimo ma non ultimo, il Parco Nazionale di Killarney, che è proprio laddove la Inveraugh Peninsula culmina nella parte “continentale” dell’isola. Tra Killarney e la costa si può – si dovrebbe – percorrere l’intero itinerario turistico, che prende il nome di Ring Of Kerry. Per sinuosità e densità di attrazioni, quest’area – e attenzione, siamo ancora lontani dai famosi Cliff Of Moher – richiederebbe almeno 10 giorni, per cui toccherà mettersi il cuore in pace e rassegnarsi a qualòche rinuncia.

Cominiciando da Sud, la prima grande attrattiva sono Mizen Head e Brow Head. La seconda è l’estrema punta meridionale dell’isola – atolli esclusi, l’altra le è molto vicina ma è ancora più spettacolare. Un paesaggio che definire frastagliato è riduttivo, tra golfi e anfratti stretti con sedimenti rocciosi che crollano in verticale a mare. E’ la prima occasione per essere tentati di sporgersi a valle per un selfie, e naturalmente per trovare cartelli e inviti alla prudenza. Come accade al faro di Mizen Head, che si può visitare, con annesso museo, e camminata fino all’estremità della punta. Un passaggio sul ponte da brivido e un sentiero a gradoni che non può essere percorso in discesa, perche’ troppo ripido.


Irlanda. A settembre è quasi meglio. Itinerario e idee di stagione

La scalinata che porta al monastero di Skellig Michael (foto Arturo Cocchi)

Skellig Michael

Dopo Mizen Head, e volendo Ship Head, si incontra la Beara Peninsula. A settembre il paesaggio assume spesso nuance cupe, ma la variabilità è allo stesso tempo il pregio e il limite di questa terra. A chi piace, e per chi mal sopporta la crescente lunghezza dell’estate afromediterranea è un toccasana. Senza contare che la temperatura non è mai rigida. tutt’al più frizzante al primo mattino, fresca fino a mezzogiorno poi curiosamente più mite, quasi tiepida per un lungo lasso di tempo che corre tra le 15 e le 19-20, anche perché le giornate sono ancora piuttosto lunghe, c’è l’ora legale e l’area, nonostante la lancetta sia stata arretrata di un’ora, si trova a Ovest rispetto al “punto medio” del suo stesso fuso. In un’alternanza di promontori con dirupi scoscesi e di inattese spiagge, si passa all’Inveraugh Peninsula, pe avvicinarsi ad una delle mete imperdibili: l’escursione a Skellig Michael (e Little Skellig). Situata a pochi chilometri da Portmagee, ma sufficientemente al largo da risultare esposta a correnti oceaniche autentiche, l’isoletta ospita i resti di un antichissimo insediamento monastico, che risale addirittura al 600 d. C. L’accesso è fortemente contingentato, si arriva con le barche dei pochi armatori locali che hanno l’autorizzazione all’approdo e alla gestione del flusso turistico. La permanenza è limitata, due-tre ore, escluso il tragitto, che dura complessivamente un’ora e mezza. La prenotazione è “obbligatoria”, altrimenti il rischio di non trovare posto è una quasi certezza. Ma il tutto è impagabile. L’isola, di cui si hanno notizie sin dal 1.400 a. C. ospitò tra il 600 e il 1300 un monastero dedicato a St Fionan, poi abbandonato e diventato luogo di pellegrinaggio. La scalinata che porta agli oltre 200 metri della vetta dell’isola ripercorre il tracciato originale che i monaci utilizzavano al mattino per andare a pescare. Il tutto, ammirato oggi tra terra e mare, assume un’aura magica. A tutto questo, e all’immancabile citazione cinematografica – il sito è la sede del ritiro di Luke Skywalker negli episodi recenti della saga Star Wars – si aggiunge la spettacolarità dell’escursione marina, che al ritorno propone un passaggio sotto Little Skellig: la minore delle due isole ospita una colonia di circa 23 mila coppie di sule atlantiche. Nell’isola maggiore, in alcuni periodi dell’anno, è peraltro possibile ammirare le pulcinelle di mare.




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Irlanda. 10 ragioni per scoprirla a settembre

Ring Of Kerry – Killarney National Park

Tra mare, laghi e scenari montuosi, il Ring Of Kerry si addentra per offrire uno scenario che sa di highlands. Il Killarney National Park è circondato dalle montagne più alte dell’isola, che superano quota mille. Il paesaggio rimane morbido, ma il verde – 365 giorni all’anno – e gli immancabili giochi di luce gli conferiscono un fascino irresistibile. Del parco sono parte tre laghi: il più grande, Lough Lane, offre il tipico paesaggio placido di un fondovalle; l’Upper Lake si associa alle immagini montane del sito, in particolare se fotografato dal Ladies’ Point. Le signore in questione sono le assistenti personali della regina Vittoria, che visitò quest’area intorno al 1860. Un passaggio che lasciò il segno: uno dei benestanti dell’epoca andò letteralmente in rovina per costruire la tenuta che avrebbe ospitato la sovrana – la Muckross House che è uno dei must per chi visita il parco – e che sopravvive oggi nelle numerose carrozze che portano i turisti attraverso il parco. Tra le altre attrattive, il Ross Castle sulla riva del Lough Lane, la deliziosa cascata Torc e, in generale, la piacevolezza di una passeggiata a ridosso della città, tra prati levigati ad arte e immancabili chiese in rovina

Cliff of Moher – Burren

Dal Ring Of Kerry alla celebrata Scogliera di Moher la strada sembra breve. In realtà le attrattive non mancano. La costa di apre, golfetti e promontori lasciano qua e là spazio a immense distese di sabbia popolate inaspettatamente da surfer. Vista a perdita d’occhio e campi da golf. Il paesaggio è forse meno attraente, almeno fino alle porte di Limerick. Se volete evitare la parte più civilizzata e l’estuario, a Tarbert un ferry vi porta fino a Killimer. Le Cliff of Moher non sono ancora dietro l’angolo. C’è tutta la Loop Head peninsula, prima, da scoprire, con la sua punta estrema. Poi si costeggia l’Atlantico, in uno scenario dove cominciano a versi forme e colori dei sedimenti che poi assumeranno la straordinaria forma delle celebri Scogliere. Si doppia lo Spanish Point, così nominato dopo un tragico naufragio che coinvolse navi dell’Armada a fine Cinquecento. Archi, golfetti dominate da falesie verdi e nere sono il preludio del sito che è il simbolo stesso della natura irlandese. Una scogliera unica, che per otto 8 km si staglia verticale sull’Atlantico, improbabile sequenza di sedimenti nerastri disposti quasi in verticale sull’orizzonte. Un’imperdibile stacco sul vuoto, che fa impressione e che va affrontato con cautela, anche perché, al contrario di altri baratri raggiungibili solo da chi arrampica o comunque ha buona esperienza da trekking, in questo caso ci si arriva – quasi – con il pullman.


Irlanda. A settembre è quasi meglio. Itinerario e idee di stagione

Le scogliere di Moher (foto Arturo Cocchi)

Contro la tentazione da osservazione e da selfie con vista sul baratro, la parte prossima al Visitor Center è stata da qualche tempo transennata, ma chi si allontana a più di 2-300 metri dal cuore del sito (che però è quello da dove si potrebbe scattare l’immagine classica, che ora di fatto richiederebbe un drone, ovviamente vietato), può continuare tranquillamente a camminare a pochi passi dal baratro. Il che richiede qualche attenzione, vuoi per la folla che spesso si accalca su un sentiero stretto, vuoi per l’alta probalbilità che il cammino sia impregnato d’acqua e scivoloso. L’incredibile paesaggio, che è la conseguenza di un immensa foce fluviale presente nella zona centinaia di milioni di anni fa si compone e ricompone in tutt’altra maniera poco a nord dove la spianata carsica del Burren, di cui comunque le Cliff sono parte, si ripresente sotto forma di distesa pianeggiante ma corrugata, grigia e spettrale, capace di creare pattern surreali se stagliata sul mare azzurro o a sua volta grigio. Il Burren che è Parco Nazionale si propaga all’interno dove può essere scrutato in varie location. La più affascinante è quella del Poulnanbrone Dolmen, il sepolcro preistorico più interessante dell’isola. Datato circa 5.500 anni, il sito è letteralmente appoggiato su una base carsica che ha svelato agli studiosi l’evoluzione dell’ultimo disgelo, avvenuto nell’isola circa 16 mila anni fa.

Clonmacnoise

Un’inevitabile deviazione, seppur non comodissima né breve, conduce al sito di Clonmacnoise. Tra le memorie dell’isola, una delle più affascinanti. I resti di una serie di edifici religiosi, che risalgono al 550 d. C. circa, si stagliano sopra un piccolo fiume, circondati dalle immancabili croci celtiche,  tra le più antiche e meglio conservate. Delle due più importanti, la Croce delle Scritture, citata già in scritti del 900 d. C. e la South Cross, all’esterno viene esposta la copia, mentre l’originale si può ammirare nel museo allestito all’interno del sito. Ammirare Clonmacnoise di mattina, in una giornata di luce e meteo variabile, è un’esperienza indimenticabile, con le croci che si illuminano dell’ultimo raggio di sole prima dell’arrivo della pioggia che riporta il tutto all’atmosfera da noir. Un’altra opzione è ammirare il tutto dalle escursioni in barca lungo il fiume, che partono dalla vicina Athlone.


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Le rovine del monastero di Clonmacnoise (foto Arturo Cocchi)

Tra Galway e Connemara

Silenzio, pace, lentezza. Il Connemara è la versione scontornata di Killarney. Camminate immersi in un paesaggio lacustre e collinare, con il mare quasi sempre a vista, l’area è l’ennesimo, splendido mix di luci, forme e colore. Da Galway verso nord-ovest la spettacolare Sky Road sovrasta l’oceano tra isolotti e terra ricoperti di pascoli. Non meno bella la successiva Aughrus Peninsula, da dove è possibile raggiungere l’isola di Omey, a sua volta antica sede monastica, di cui però le tracce si presentano sotto forma di scavi. Nel Connemara National Park, un facile trekking porta ad ammirare dall’alto, l’intricato network di canali, penisole e isolotti dell’area. Al confine dell’area protetta, la Kylemore Abbey, una creazione tardo-ottocentesca in stile neogotico, creata da un finanziere inglese diventato rappresentante politico locale. Mitchell Henry, arrivato, in luna di miele con la moglie, sul sito che oggi ospita la moglie, la vide talmente affascinata da quel sito che – sorta di emulo del sultano che fece costruire il Taj Mahal per amore – pensò la sfarzosa costruzione, che oggi ospita un collegio di monache benedettine.

Sua altezza Slieve League
Non solo Moher. Nel Donegal, molto meno frequentato, ma non meno affascinante, il promontorio dello Slieve League, con i suoi 600 metri di stacco dal mare è uno degli scenari marini più spettacolari dell’isola. Il passaggio tra la contea di Galway e il Donegal è un ennesimo cambio di scenario. Improvvisamente, il paesaggio si fa più scosceso, il verde chiaro dei pascoli lascia spazio al colore più scuro della boscaglia e del bosco. L’accesso allo Slieve League è come sempre tortuoso ma gratificante, fino al belvedere sul promontorio – già gratificante anche per i molti che non avranno il tempo di raggiungere la vetta a piedi. Sia con luce piena al mattino, che in mezzo controluce al tramonto, lo scenario è uno di quelli che rimarranno impressi


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La Muckross House nel Killarney National Park (foto Arturo Cocchi)

Tra la Causeway e i siti del Trono di Spade

Abbandonare la Wild Atlantic Road fa soffrire. Farlo al buio, dopo aver visto lo Slieve League può aiutare. Una notte a Derry, un giro mattutino per scoprire le mura – che quest’anno celebrano il 400mo anniversario – la torre del municipio e i memorabilia dei recenti tumulti è l’antipasto perfetto per approdare allo splendido Nord-est dell’isola. Siamo nell’Irlanda del Nord, per ora lo si capisce solo dai segnali stradali in miglia e dalla necessità di cambiare euro, da domani chissà. Attenzione: le sterline del Nord Irlanda non si possono cambiare fuori dal Regno Unito: spendetele subito, o, al più tardi, in Scozia sulla via del ritorno. Da (London)Derry seguendo la riva destra del fiume Foyle si raggiunge la cosiddetta Causeway Coastal Route, un condensato di attrazioni – alcune note da tempo, altre trasformate in must dalle recenti ambientazioni di Game of Thrones (a proposito, se siete dei fan, l’arazzo a tema, creato per rappresentare l’intera saga, si può ammirare a Belfast fino all’8 settembre, poi comincerà una sorta di tournée mondiale). In pochi chilometri, procedendo da Ovest, si incrociano:
– la spiaggia di Downhill, che ospita il Mussenden Temple e la Downhill House, rispettivamente il tempietto dalla forma circolare e la rovina della villa erette da un alto prelato alla fine del Settecento e poi cadute in disuso
– Il Dunluce Castle. Un castello letteralmente affacciato sul mare, frutto della contesa territorale tra due clan rivali. Costruito a metà Cinquecento dal clan MacQuillan, venne conquistato dai MacDonnel a metà secolo. Nei decenni successivi i MacDonnell cercarono addirittura di creare una piccola città tra il castello e il mare, ma vennero letteralmente travolti dagli elementi: la leggenda narra di una cucina del castello letterlalmente collassata in mare, della morte degli addetti e della conseguente fuga verso Londra della moglie del capoclan. Il sito fu abbandonato a fine Seicento
– La Giant’s Causeway. Il sito naturale più celebrato dell’Irlanda del Nord è una scalinata di 40 mila gradoni di basalto, che datano circa 60 milioni di anni fa. Il nome deriva loro da una leggenda che coinvolge un gigante scozzese, venuto a inseguire un eroe locale, e messo in fuga dalla madre di questo, capace, al cospetto dell’energumeno rivale, di inventare un astuto bluff, secondo il quale l’inseguito sarebbe stato il figlio piccolo di un colosso più grande dell’invasore. Oggi, è una meta anche troppo frequentata, da evitare nelle ore di punta: rispetto alle Scogliere di Moher, lo spazio è angusto, e fare a spintoni è più facile – seppur meno pericoloso. L’idea migliore è quella di dormire nell’albergo limtrofo e – nebbie e pioggia permettendo – visitare il sito prima dell’apertura del visitor center – che non è inevitabile e di fatto dà l’accesso a servizi come audioguide, materiale cartaceo e simili ma non costituisce un blocco all’ingresso – o dopo, verso il tramonto, quando la massa – e i pullman – hanno abbandonato il sito.
– Ballintoy Harbour. Il porticciolo di Ballintoy è un’altra citazione GOT. Per gli appassionati, è la terra degli Uomini di Ferro. Per tutti, uno spettacolare antro con annesso porto peschereccio, che le rocce biancastre rendono particolamente luminoso con qualunque meteo.


Irlanda. A settembre è quasi meglio. Itinerario e idee di stagione

Un controluce pre-tramonto, intorno alle 19, sulla Costiera della Causeway nei pressi dI Carrick-a-Rede (foto Arturo Cocchi)

– Carrick-a-Rede. A poca distanza da Ballintoy, il sito di Carrick-a-Rede. Un tratto scosceso della costiera, e, a ridosso, un isolotto altrettanto acuminato. Unico modo per raggiungerlo, un ponte sospeso da brivido. La peculiarità è che il ponte non è un’idea per turisti a caccia di emozioni adrenaliniche, ma esiste da oltre 350 anni. Nel suo progetto originale, serviva a portare un pescatore di salmoni in quella che egli aveva deciso essere la sua base operativa. L’insediamento si può ancora osservare dall’alto. Data l’estrema delicatezza del sito e la necessità di mettere in sicurezza gli ospiti che attraversano il ponte di corda per scoprire il sito, gli accessi sono contingentati: non più di due ore a persona, prenotazione in rete pressoché obbligatoria.
– The Dark Hedges. Appena all’interno della straordinaria scenic road costiera, i Dark Hedges sono un viale alberato di faggi, progettato nel Settecento da James Stuart, il discendente di Giacomo VI di Scozia-GIacomo I d’Inghilterra che unificò la corona britannica. Centocinquanta alberi capaci di creare un effetto di forte impatto grafico. L’ennesima citazione del Trono di Spade è ormai una meta frequentatissima, dove gli spazi sono ancor più angusto che nella Causeway (anche perchè tutti passeggiano e fotografano in quell’unica via che è poi l’attrazione comune). Sin troppo evidente il suggerimento: evitare estate, weekend e ore di punta.
 



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