Imbarazzo a Berlino: l’ostello appartiene a Kim Jong Un. E non ci si può far nulla


BERLINO – La posizione è “perfetta”, lo staff “brillante”, la pulizia “buona”, recita il sito web. Le stanze costano una trentina di euro a notte e, a giudicare dalle recensioni, i clienti sembrano soddisfatti. Anche perché il City Hostel è “al centro di Berlino, a poca distanza a piedi dalle principali attrazioni della città”. Anche in questi giorni piovosi, l’ingresso è un allegro andirivieni di turisti in gran parte giovanissimi che chiacchierano, bevono birre e sbloccano con un gesto dello smartphone qualche bici a noleggio. Nessuno sembra fare caso alla vetrinetta del foyer con la foto del dittatore nordcoreano Kim Jong Un che stringe la mano al presidente russo Vladimir Putin. Nessuno sembra curarsi del fatto che quell’edificio appartenga a uno dei regimi totalitari più pericolosi del mondo.
 
Per la Cancelleria, il Comune di Berlino, il ministero degli Esteri e quello delle Finanze – anch’essi a pochi minuti dallo squadrato edificio di epoca socialista dalle “camere spaziose” e “abbondanti colazioni” – il City Hostel è diventato invece motivo di grande imbarazzo internazionale. Perché la risoluzione dell’Onu del 2016 che ha imposto sanzioni contro il regime di Kim prevede che nessun Paese possa consentirgli di affittare immobili o di sfruttarli per attività commerciali. Scopo delle sanzioni: impedire che quei soldi finanzino il programma atomico di Kim. Ma cosa ci fa allora un albergo nordcoreano nel cuore del quartiere governativo della capitale?
 
L’edificio sorge tra la Porta di Brandeburgo e Checkpoint Charlie, sui terreni dell’ambasciata della Corea del Nord. Che dopo la caduta del Muro ha cominciato ad affittarne una parte. Da decenni, dunque, i turisti che vanno e vengono dal City Hostel e gli affittuari della manciata di uffici ospitati dallo stesso edificio, sono diventati un caso. Qualcuno la chiama, scoraggiato, una “storia infinita”. E con i 40mila euro che incassa ogni mese, secondo un documento riservato dei servizi segreti citato dalla Sueddeutsche Zeitung, la Corea del Nord mantiene le ambasciate di Londra e Parigi e spedisce a Pyongyang ricchi pacchi di Nutella, cosmetici, birra e altri piaceri proibiti destinati rigorosamente ai bonzi della nomenclatura. 
 


Imbarazzo a Berlino: l'ostello appartiene a Kim Jong Un. E non ci si può far nulla

Turisti nella East Side Open Air Gallery lungo la Spree

Narra la leggenda che l’ex ambasciatore andasse volentieri a pesca, ma senza le autorizzazioni necessarie. Quando la polizia lo beccò, lui sorrise gentile e ringraziò. Poi continuò a pescare. E per il City Hostel, tutto sommato, sembra valere lo stesso. Nonostante il ministero degli Esteri abbia costretto a novembre del 2018 l’ambasciata a sfrattare l’albergo (che però continua tranquillamente la sua attività); nonostante abbia preteso il rimborso delle spese legali (e siccome Pyongyang non risponde, il processo si è inceppato); nonostante il fisco tedesco stia aspettando dai nordcoreani oltre un milione di euro di tasse mai pagate; nonostante persino la dogana abbia intentato una causa contro i gestori dell’albergo per lesioni delle sanzioni, ma fallendo (il legame diretto con il regime è indimostrabile, ha sentenziato il tribunale amministrativo di Berlino), tutto tace. L’ambasciata risponde alla richiesta di rimborsi o di chiarimenti con giganteschi ritardi o non risponde affatto.
 
Ai tempi della DDR, stando a documenti della Stasi, il famigerato servizio segreto della Germania comunista, l’ambasciata era già un oscuro covo di contrabbandi vari. Negli anni ’80 la polizia sequestrò orologi e apparecchi elettronici comprati a Berlino Ovest. Sempre in quegli anni le spie sovietiche del Kgb fecero saltare un traffico di armi destinati all’Afghanistan, sempre orchestrato dall’ambasciata. Però, com’è noto, ai tempi della Guerra Fredda, il regime di Honecker e quello di Kim Il-Sung erano grandi alleati. Tanto che quel fraterno abbraccio socialista consentì alla Ddr di piazzare la sua ambasciata a Pyongyang in una rara villa con bosco e piscina. Che la Germania unificata ha ereditato. Qualcuno, sui giornali tedeschi, insinua che su tutta la vicenda possa anche aver pesato il timore che Pyongyang, per ripicca, possa sfrattare i tedeschi dalla villa.

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Carlo Verdelli
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