Tenerife dice “basta” alle statue di pietra in spiaggia. Ma non è così facile


Sassi impilati. Torrette e creazioni a perdita d’occhio a playa Jardín, vicino a Puerto de la Cruz nel Nord dell’isola, e a quella di El Beril, vicino Adeje, dall’altra parte. Il fenomeno, popolarissimo su Instagram sia da Tenerife, dove si trovano le due spiagge citate, che in realtà dalle coste sassose di molte altre parti del mondo, sta diventando davvero troppo invasivo e pericoloso per l’ecosistema naturale del posto.
 
Un effetto magari insolito alla vista, che spinge alla foto d’effetto, ma davvero distruttivo. E che, alle Canarie, si aggiunge alla totale insensatezza di fondo, visto che quel tipo di manufatti non riveste alcun valore culturale o antropologico radicato nelle tradizioni locali, come accade invece in Scozia o nel mondo zen. Ma è, appunto, solo un divertissement da visitatori poco rispettosi che in quelle strisce lunghe 200 metri e larghe 15 cercano lo scatto più divertente per strappare qualche like in più. Perfino su Google fanno capolino le immagini delle famigerate torrette. Per questo esperti e conservazionisti dell’arcipelago spagnolo hanno lanciato una campagna al grido dell’hashtag #PasaSinHuella, (cioè passa senza lasciare tracce) per tutelare quei contesti marini messi a dura prova dalla banalità del turismo di massa. Un po’ come accade in Sardegna con i furti di sabbia, gli ultimi dei quali denunciati di recente a Cala Mariolu, una delle perle turistiche della costa nord-orientale dell’isola, dove – ironia della sorte – proprio una famiglia spagnola ha riempito otto bottiglie di piccoli ciottoli.
 


Tenerife dice "basta" alle statue di pietra in spiaggia. Ma non è così facile

A sostenere l’iniziativa ci sono ovviamente le autorità di Tenerife, la più grande e popolata dell’arcipelago, come il consiglio comunale di Puerto de la Cruz: lavoreranno anche tramite poster e affissioni che informeranno i viaggiatori sui rischi che quelle costruzioni pongono agli equilibri floreali e faunistici di quei tratti di costa. C’è anche un video, realizzato dal biologo Pedro Luis Sánchez del Parco nazionale del Teide (quello del vulcano che si trova al centro dell’isola, vetta più alta della Spagna), nel quale l’esperto spiega che “i sassi sono l’habitat di diverse specie viventi così come di organismi vegetali essenziali per la salute del suolo e per la riproduzione degli insetti, che a loro volta si trasformano in cibo per i rettili che si nascondono sotto quelle rocce. Quando le impiliamo, distruggiamo le loro case”. Insomma, sotto a ogni sasso c’è un piccolo e magico ecosistema di vertebrati e invertebrati, di lumache, patelle e granchi così come di batteri, licheni e funghi, che viene distrutto al momento della rimozione. Anzi, della “costruzione” sconsiderata.
 


Tenerife dice "basta" alle statue di pietra in spiaggia. Ma non è così facile

Oltre alla sensibilizzazione, volontari e attivisti sono passati anche all’azione. Sebbene non senza frustrazione. Già il mese scorso e poi qualche giorno fa oltre 150 persone si sono infatti radunate e organizzate per smantellare le centinaia di torrette sassose e livellare il terreno, riportando la superficie allo stato naturale. Ci è voluta appena mezz’ora. Peccato che il giorno seguente i due siti fossero di nuovo costellati di sassi impilati e creazioni dell’uomo, come se nulla fosse successo, come se nulla fosse stato comunicato. E senz’altro così succederebbe a ogni iniziativa del genere, perché il flusso turistico è imponente: nell’isola sono sbarcati l’anno scorso 5,7 milioni di visitatori, con una crescita dello 0,7% sull’anno precedente. Il grosso si concentra ovviamente a luglio e agosto.
 
Per questo serviranno le maniere forti. Così, almeno, la pensa l’avvocato Jaime Coello, direttore di una fondazione, la Telesforo Bravo-Juan Coello, che supporta la campagna: “Abbiamo bisogno di una legge con misure punitive per chi continua a costruire queste torrette” ha spiegato al quotidiano locale El Dia. In effetti pare che le autorità stiano pensando a una sanzione del genere, con multe per i trasgressori, e a un’intensificazione delle azioni di sensibilizzazione. Basterà?
 
 

“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Carlo Verdelli
ABBONATI A REPUBBLICA



Source link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *