No, l’aria profumata nel metrò è davvero troppo. Persino per Vienna


Metropolitana profumata? No, grazie, va bene così. No, non è uno scherzo. E’ l’esperimento che si è appena concluso in due delle cinque linee sotterranee di Vienna. Per circa un mese, quello più caldo con gli annessi da sudorazione di pubblico e relative controindicazioni, l’autorità del trasporto pubblico locale ha introdotto nei sistemi di ventilazione della rete essenze di quattro tipi: tè verde, pompelmo, melone e pianta di sandalo. Il tutto corredato di nomi accattivanti: “Relax”, “Energize”, “Fresh White Tea” e “Happy Enjoy”.

Wiener LInien ha poi chiesto ai passeggeri di esprimere il loro giudizio sull’esperimento in rete. Il risultato, però, non ha sortito l’effetto presumiblimente sperato: su 37mila risposte, 16 mila sono state positive, contro le 21 mila bocciature. Conclusione: l’esperimento – che l’azienda ha comunicato esser costato 5 mila euro – è stato per ora interrotto. A settembre, è prevista una nuova versione del test: sarà impiegato soltanto “Energize”, l’aroma che ha ottenuto i riscontri migliori tra chi si è espresso positivamente. In caso di ulteriore “no”, il progetto verrà verosimilmente abbandonato. Sull’esito di questa prima “manche”, la compagnia sostiene che gli utenti sembrano aver apprezzato molto i miglioramenti nella qualità percepita dell’aria, seguiti all’introduzione, a gennaio,  del divieto di consumare alimenti nella rete sotterranea.


No, l'aria profumata nel metrò è davvero troppo. Persino per Vienna

Il salone delle feste dell’Università (WienTourismus / Paul Bauer)

Che invidia, questi viennesi. Visti da non più di un’ora di volo, sembrano degli alieni. Loro che possono permettersi simili esperimenti nel trasporto pubblico, solo un confine oltre un Paese dove proprio ieri la metà di una delle due linee storiche della sua Capitale è stata chiusa per metà – e si andrà avanti così per quasi tutto agosto. E dove altre due delle città più importanti versano contemporaneamente, seppur per ragioni diverse e non connesse tra loro, private rispettivamente di un’autostrada (su 4) e di un aeroporto (su due).

D’altra parte, parliamo del top. L’ex capitale asburgica è da anni al vertice delle classifiche mondiali della qualità della vita urbana (nelle ultime pubblicazioni, è prima al mondo sia secondo Economist che per Mercer). Una città – e l’episodio raccontato è l’ennesima riprova – perennemente orientata a preservare e migliorare il vivere quotidiano di residenti e frequentatori occasionali. Alle 5 linee sotterranee (contro le 4 di Milano e le 3 di Roma) si somma un’efficentissima tramvia. Il tutto consente di attraversare la città da un lato all’altro, su un mezzo pubblico, in un’ora. Si aggiungano una qualità dell’aria al top, una rete di ciclabili da top 10 europea, paragonabile – come densità di km per abitanti – a quelle di piccole città italiane virtuose quali Ferrara o Trento. E una cultura dello sviluppo sostenibile del turismo. dove le grandi strade di memoria imperiale non soffocano martirizzate da fast food e souvenir shop ad uso e consumo del turismo di massa, ma sanno ancora essere punto di ritrovo e di ristoro per gli abitanti, senza appiattire la fisionomia della città locale in quello che sempre più diventa un blob di paesaggio urbano pressoché indistinguibile.


No, l'aria profumata nel metrò è davvero troppo. Persino per Vienna

Sul tram lungo il Ring (WienTourism / Peter Rigaud)

Un circolo virtuoso che si riflette sullo stile di vita degli abitanti e qualche volta persino degli ospiti. A Vienna può capitare, persino in un albergo a 5 stelle (è successo a chi scrive, era un viaggio di lavoro), che l’addetto della concierge, a cui chiedi come raggiungere la cattedrale Santo Stefano, ti suggerisca di andarci a piedi (non con gli efficientissimi mezzi pubblici, men che meno in taxi), anche se l’hotel disti oltre due chilometri dal cuore della capitale. Tu ti incammini, e ben presto scopri di essere appena entrato nel Ring – l’anello che delimita il centro storico – e che da quel momento in poi stai entrando nell’anima di quel luogo. La riprova del tutto: convincere i colleghi italiani, arrivati in centro seguendo altre indicazioni, a ripercorrere la stessa strada, al ritorno, è stata un’impresa ai limiti dell’impossibile.


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Carlo Verdelli
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