Maiorca. Estremisti sfregiano le auto a nolo e postano video. “Turisti, a casa”


Centomila auto a nolo. Tante sono o sarebbero le vetture che i turisti portano in giro per le Baleari. Troppe, ormai, per i residenti, o quantomeno per alcuni di loro. Questa la premessa, che si legge nei primi secondi del video che il collettivo Arran – emanazione giovanile del Cup, Candidatura d’Unitat Popular, il partito dell’estrema sinistra indipendentista catalana – ha postato alcune ore fa sul suo profilo twitter.

Il video poi mostra un raid notturno nel quale esponenti del movimento, incappucciati e coperti da tute bianche, danneggiano a colpi di mazza e di vernice spray alcuni veicoli posteggiati nelle strade di Maiorca: vetri infranti, gomme tagliate, le fiancate vandalizzate da scritte e manifesti. Il tutto dura un minuto, provocatoriamente accompagnato dal ritmo di “In the summertime”, hit anni ’70 dei Mungo Jerry. A chiudere, uno slogan che grosso modo recita, rigorosamente in catalano: “Turismo di massa o buon vicinato; il capitale va contro vita”.

Turista di massa, ti faremo tornare a casa, con le buone o con le cattive. La fronda anti-vacanziera che da qualche stagione fermenta in Catalogna e nelle Baleari – che della comunità autonoma dell’estremo est iberico fanno parte – vive in questi giorni un nuovo atto della sua escalation.

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Il blitz-provocazione di Arran segue altre azioni dimostrative dello stesso gruppo, che a più riprese, nelle settimane scorse, hanno fatto sentire la loro voce a Barcellona, incatenandosi al palazzo della borsa e affiggendo un manifesto con su scritto “Il turismo uccide la città” in un palazzo del centro. L’anno scorso, avevano assalito due bus turistici a Barcellona e Valencia, lanciando fumogeni all’interno e vandalizzando le fiancate.

La polizia dell’isola indaga sull’episodio, forse più circoscritto di quanto il post del gruppo vorrebbe lasciar credere: le forze dell’ordine, in effetti, hanno ricevuto, al momento, una sola denuncia. Il tutto basta comunque a scatenare la polemica a livello politico locale. Gli esponenti di Vox – la destra spagnola – sono prontissimi a lamentare lo “scarso impegno” sull’accaduto di polizia e autorità giudiziaria, nonché del governo a guida socialista. “Molte grazie ai turisti” che noleggiano le auto e consumano nelle nostre isole, contribuendo a rivitalizzare l’economia locale, è invece la sintesi del tweet postato dall’ex presidente del governo, il conservatore José Ramón Bauzà Díaz.

Il feeling tra le comunità catalane e i turisti, in una delle regioni più frequentate della la Spagna, seconda potenza mondiale per flussi di viaggiatori in arrivo, si è deteriorato da alcune stagioni. Seppure le lamentele contro il frastuono nelle ramblas e nel Barrio Gotico ricorrano da almeno un decennio, il clima è peggiorato da quando, a Barcellona, come in altre metropoli mondiali, è esploso il caro-affitti, che colpisce i locali – conseguenza del fenomeno Airbnb. Le prime iniziative della sindaca Ada Colau risalgono a quattro stagioni fa. Da lì l’escalation, con la crescita anche di manifestazioni popolari spontanee, come quella di interi quartieri della città che affiggevano manifesti contro l’affitto ai turisti. Poi, esternazioni sempre più eclatanti, sino a vere e proprie manifestazioni di piazza, come le prime della stessa Arran a Maiorca, nel 2017.

Il tutto mentre se, da una parte, c’è chi sottolinea il sovraffollamento, la perdita di identità locale, la non sostenibilità del turismo a simili numeri, dall’altra c’è chi ritiene l’industria della vacanza indispensabile per l’area, e in particolare per l’arcipelago, dove, secondo i partiti conservatori, rappresenta il 45 per cento del pil (e comunque il 10 per cento del prodotto interno lordo della Spagna nel suo insieme).





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