Canada, dal riscaldamento nasce “corridoio degli iceberg” con la Groenlandia: l’agonia dei giganti diventa uno show


Lo spettacolo è oggettivamente imponente. Ogni anno, di fronte alle coste dell’isola di Terranova e del Labrador, che insieme compongono l’omonima provincia orientale canadese, transitano giganteschi iceberg in fase di scioglimento. Si sono staccati poche settimane prima dai ghiacciai artici più a Nord, in particolare dalla baia di Baffin in Groenlandia, e in virtù di venti e correnti hanno condotto una navigazione che li ha portati verso Sud. Ad attraversare quello che, da qualche tempo, è noto come “il corrodoio degli iceberg”. E che, ovviamente, ha dato vita a un nuovo tipo di turismo, del tutto inedito: quello di chi assiste – e fotografa – il fenomeno. Figlio diretto, e manifestazione drammatica, del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci.
 
Paesi popolati da poche centinaia di persone – King’s Point, Elliston, Twillingate, Ferryland e molti altri – si sono trasformati così in epicentri del turismo internazionale fra appassionati, fotografi amatoriali, ambientalisti che vogliono vedere coi propri occhi gli effetti del sanguinoso “climate change” e curiosi a cui basta l’impressionante panorama e qualche bella foto. Non a caso, lo scorso anno Terranova e Labrador ha accolto la cifra-record di 500mila visitatori, equivalente alla sua popolazione residente. Che in gran parte accorrono in primavera. Tutti alla ricerca degli iceberg più belli e affascinanti da immortalare. E che l’industria locale ha trasformato anche in una specie di costoso oro bianco.
 

Terranova, il caldo fa arrivare gli iceberg dalla Groenlandia. E il turismo cambia volto

Non solo quelle piccole e remote cittadine canadesi ne sfruttano il richiamo turistico, con gite in barca come se si trattasse di un singolari safari acquatici alla ricerca di bestie rare. Trasformano anche i vecchi pescatori in “cacciatori di iceberg”. Come il 60enne Edward Kean, che da vent’anni individua al largo, grazie a una mappa satellitare fornita dall’amministrazione provinciale, i giganti di ghiaccio, li suddivide in pezzi più piccoli da una o due tonnellate e in una corsa contro il tempo li traina in porto e ne vende l’acqua ricavata a imprese locali che la imbottigliano, facendone un souvenir di lusso da 12 dollari a confezione, la usano per preparare birra, vodka o cosmetici: “Quando arrivano in Terranova sono come foglie cadenti – spiega il capitano – scompaiono in un paio di settimane e tornano alla natura. Noi non danneggiamo l’ambiente, non togliamo nulla, usiamo solo l’acqua più pura che ci sia”.
 
Così queste lastre di ghiaccio antichissimo, autentici “registri” di ciò che è accaduto nel mondo dalle dimensioni di diverse decine di metri e del peso di centinaia di migliaia di tonnellate, terminano la loro esistenza in forme particolari, come sculture galleggianti dirette verso Sud, costeggiando le spiagge orientali del Canada, verso l’oceano Atlantico. Spesso scricchiolano, emettono rumori ancestrali o magari collassano e finiscono di sciogliersi di fronte agli attoniti turisti che osservano (e scattano o filmano) dalle barche o dalle stesse cittadine. “Abbiamo 135, 140 bus turistici pieni di anziani che arrivano in città ogni stagione – spiega il 58enne Barry Strickland, anch’egli ex pescatore trasformatosi in organizzatore di escursioni di avvistamento – è eccezionale per l’economia locale e il fenomeno cresce di anno in anno”.
 


Canada, dal riscaldamento nasce "corridoio degli iceberg" con la Groenlandia: l'agonia dei giganti diventa uno show

Mentre il mondo è in angoscia per il suo futuro, un fenomeno drammatico come lo scioglimento dei ghiacci ha fornito a questo pezzo di Canada – un tempo epicentro della pesca di merluzzi – una resurrezione inaspettata. Se in Groenlandia le temperature viaggiano sopra la media anche di oltre 4 gradi centigradi (è accaduto per esempio lo scorso giugno, quando in un solo giorno si sono sciolte circa due miliardi di tonnellate di ghiaccio sul 40% del territorio dell’isola) per quell’area lo spettacolo della morte dei giganti ghiacciati si è dunque trasformato in un ricco business. In fondo innocuo, dicono gli abitanti: cos’altro si potrebbe fare? L’Artico continuerebbe comunque a riscaldarsi tre volte più rapidamente del resto del mondo con o senza questi controversi tour. Che per giunta, secondo molti turisti, danno invece l’idea di quel che sta succedendo e, nonostante tutto, serbano una lezione educativa di fondo molto forte.
 
“Vivo qui da sempre e l’aumento del turismo negli scorsi 10-15 anni è stato incredibile – spiega il 28enne Devon Chaulk, che lavora in un negozi di souvenir a Elliston – ormai non ci sorprende avere migliaia di persone fra luglio e agosto”. L’indotto di questo “sfruttamento indiretto” del global warming è d’altronde ghiotto: secondo il governo l’anno scorso i turisti hanno speso da quelle parti circa 440 milioni di dollari e il loro aumento ha aiutato a superare il declino dell’industria tradizionale della pesca, in crisi per l’eccessivo sfruttamento alla fine del secolo scorso. Anche se non è tutto oro l’iceberg che luccica: si tratta ovviamente di un settore totalmente precario. Non sempre transitano così tanti iceberg e il turismo è elastico, reagisce all’inquietante richiamo: se quest’anno se ne sono visti tanti, l’anno scorso nessuno.

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Carlo Verdelli
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